CANTINA REGININ- cuore di Monferrato

Cantina Reginin: la NOCHE que me encanta. Spagna? Non proprio, siamo in Piemonte, più precisamente nel cuore (così generoso) del Monferrato. Arrivo alla frazione Noche di Vinchio (sulle meravigliose colline a sud est di Asti per intenderci) dopo un viaggio fuori dal tempo, navigante per colline che ti cullano tra le loro braccia all’istante: verde, grano in mietitura, ripide sabbiose, filari.

“Dopo il cimitero a destra. E poi sempre dritto fino alla casetta rossa, non puoi sbagliare”.

[Ok, mi dico, per un’autoctona che bazzica di collina in collina da anni non sarà poi così difficile arrivare]-  quando però stai andando da qualche parte e non sai ancora quando e dove esattamente arriverai, una lieve ansia di sottofondo ti è sempre compagna.

IMG_20160705_183348
Vista dal finestrino durante il viaggio

Ho così conosciuto Paolo Laiolo della Cantina Reginin che stava aspettandomi con una bottiglia di cortese già aperta, mentre chiacchierava con un amico: buono! fruttato il giusto, fresco e diretto. E dire che del Cortese non mi era mai importato prima.

Dice il detto:  Piemontese, cortese e Cortese!

Quando si va a cercare un vignaiolo perché si è assaggiato il suo vino (la barbera metodo classico Lo Stravagante (che ahimè era in attesa della nuova sboccatura quindi non ancora imbottigliato) in qualche ristorante/enoteca di fiducia, l’immaginazione raramente raggiunge ciò che è invece la realtà, essa in molti casi è molto più grande, bella e di una perfezione commovente. E così è stato anche in questo caso: arrivo ed effettivamente la “casetta rossa” è proprio davanti a me, porte aperte su di una stanza con mattoni a vista, bottiglie appoggiate alla parete decorata con pallet riverniciati, e una piccola mostra di quadri dedicati per l’occasione. Un autore contemporaneo al mese, mi sembra di ricordare. Ok, sono nel posto giusto.

Cosa ho assaggiato:

Grignolino L’intruso 2014 il metodo di Paolo parte proprio dalla vinacciolo (che nella bacca del grignolino sono 4, il doppio rispetto a quelli di una barbera), portato a sovra maturazione: il risultato si spiega brevemente in un sentore di verde giovane che non stanca, finezza, fiori di sambuco, spezie… un colore rosso rubino sempre fresco… di quelli che ne assaggi ancora un bicchiere, e poi magari un altro, per capire tutto quello che ti regala.

Mi son portata a casa:

Barbera d’Asti DOCG Da Sul 2013– dati i tre terreni così diversi (sabbia, argilla e marna) che accoglie il territorio di Vinchio, Paolo con 7 ettari di vigna riesce a diversificare la produzione in maniera molto ben percettibile, e così, per la sua barbera di punta (tutto a mano, senza enologo, “da sul”, da solo appunto) mi pregusta massima finezza e delicatezza del palato, un’acidità equilibrata e un tannino mai troppo astringente. Come non credergli?

Insomma dopo due bicchieri e pane e salame la vera merenda sinoira era bele che faita.

 

Ci tornerò presto secondo voi?

Felici, ci inoltriamo poi a parlare di progetti in corso e futuri, dalla tintura vinosa di jeans passati al torchio alla Piedmont Lady, alla casa vacanze che sarà pronta a settembre o giù di lì, “Panà”, per un’accoglienza personalizzata nell’astigiano (io mi son già virtualmente prenotata!), al Giappone, ai sogni… grazie Reginin!!

 

 

 

 

Nella gallery, i tre terreni diversi dedicati alle produzioni diverse-> enjoy!