Sommelier wannabe: quale corso scegliere?

Diventare Sommelier per passione, lavoro o piacere della conoscenza. Quali sono i corsi migliori? Tra Fisar, Ais, Onav, introduzioni varie alla degustazione, è un bel casino.

Sei mesi fa mi sono posta mille domande, da grande appassionata e autodidatta che sono.

I miei dubbi?

  • Costa troppo!
  • Qual è il corso che dà di più?
  • Saranno tutti i soliti rigidoni?
  • Quanto tempo mi ci vorrà?
  • Non è che sarebbe meglio comprarsi grandi vini e continuare così?
  • Chi sono i relatori?
  • Cosa serve un altro pezzo di carta?

Dopo molto tempo speso a rimuginare sul web, chiedere consigli agli amici sommelier appassionati, ai vignaioli, ai conoscitori, a me stessa, mi sono detta che sì, avevo bisogno di fare il mio percorso e provare anche questo, degustare vini anche se più “commerciali”, che era quello che mi aspettavo, vedere nuova gente, confrontarmi. Ecco la mia analisi da ormai “figlia” Onav.

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?!Dove, come e perché diventare Sommelier!?

Sul dove, francamente non avevo scelta, anche se un corso sul vino a Milano da piemontese incallita che sono, l’ho vissuta un po’ come un tradimento vero e proprio delle mie radici, dei vignaioli che mi conoscono e con cui collaboro, ma tant’è; a Milano è il mondo che gira più velocemente, e tempo per i sentimentalismi non ce n’è.

Come?

Ammetto che per sentito dire, non me vogliano gli AISsiani convinti, avevo già escluso quasi a priori AIS: costoso rispetto ad altri, tempi lunghi (3 anni prima dell’esame finale), l’idea maturata a furia di conoscenze personali e testimonianze di amici che frequentano il corso di entrare in un mondo di “saccenti”, un po’ diversa dai miei obiettivi. Ecco a mio parere personale forse è il corso ideale per chi vuole cimentarsi  nella professione vera e propria nella ristorazione, e per chi vuole avere sconti ingresso in qualsivoglia fiera; mi sembra un’associazione piuttosto ben situata a livello di rete nazionale, convenzioni, riconoscimenti negli ambienti più importanti.

Fisar. Ed ecco una delle associazioni più giovinette (nata nel 1972) tra le più antiche Onav e Ais. A dire il vero non mi soffermai molto sul chiedermi se seguire o meno questo indirizzo, anzi, un po’ me ne infischiai, forse incautamente, lo noto ora. Anche loro si fanno chiamare Sommelier, s’intravede un buon lavoro di immagine, un po’ svecchiato rispetto ad Onav e un po’ più sciolto rispetto ad AIS ma il tempo stringeva, dovevo scegliere, e sono andata sui terreni a me più conosciuti allora.

Perché Onav?

Con questo suono onomatopeico anche un po’ buffo, eccomi arrivata “per caso” alla mia scelta finale. Qui non si diventa Sommelier bensì Assaggiatore ufficiale. Inconsapevolmente, la più antica associazione del circondario (nata nel 1951), originaria di Asti- poteva essere diverso?, con sede in Porta Venezia (e prima, udite udite, in Via Termopili ovvero Pasteur, dove ormai ho piantato la bandiera di cittadinanza Piedmont anche io), a due passi da casa insomma, che inaugurava il primo il corso di primo livello a brevissimo e a costi piuttosto contenuti rispetto agli altri offerti online.

Festa Diplomati

L’istinto mi parlava bene. Sempre lo fa.

E così, emozionatissima, mi son buttata alla prima lezione. No, la prima lezione l’ho bigiata. Da totale disobbediente rinsavita che sono, la prima lezione del 2016 coincideva ahimè con l’ultima serata di LIVE WINE: come fare a dire di no a un tour di 5 enoteche con vignaioli ed espertissimi degustatori in quel che ho poi nominato il mio personalissimo distretto delle enoteche a Milano?

Ricapitolando. Alla seconda lezione, con un carico lieve di senso di colpa ma ben presto sfumato, arrivo carica di aspettative e di paure.

PAURA di che?

Realizzare di non avere alcun barlume di capacità olfattivo-degustativa. Di ritrovarmi in un covo di sapientini o sapientoni (e nella terza fila a destra, quelli c’erano sempre, come a scuola). Di annoiarmi. Di disimparare tutto quello che avevo imparato fino ad ora. Di bere vino poco interessante. Di non passare l’esame. Di essere scarsa. Di sentirmi, come spesso accade, fuori luogo.

Poi, tutto è sfumato nel corso dei tre mesi  di serate estenuanti a bere grandi vini riserva alle 11 e mezza di sera senza aver cenato (uscendo poi con un sorriso così grande da illuminare tutta la metropolitana), arrivare in ritardo, stare in ultima fila a far ridere gli altri studenti poco disciplinati come la sottoscritta, sdrammatizzare i timori da esame, fare amicizia, imparare cose belle e anche un po’ complicate.

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Cosa ne è stato quindi dei miei dubbi da pre-sommelier/assaggiatrice ufficiale?

  • NON costa troppo, e ci sono ben 60 vini assaggiati in 3 mesi.
  • Onav dà tanto; non diventi sommelier ma assaggiatore. Che per chi non si vuol occupare di giudizio universale sui vini, è la stessa cosa!
  • Saranno tutti I SOLITI RIGIDONI? L’ambiente goliardico si trova, se lo si cerca. La sezione di Milano è sicuramente un po’ più timida di altre (vedi Brescia, Mantova e Bergamo), ma sicuramente molto molto divertente.
  • Quanto tempo mi ci vorrà? 3 mesi, per il primo livello.  Intensi: 2 sere a settimana, 3 ore e mezza per volta.
  • Non è che sarebbe meglio comprarsi grandi vini e continuare così? Ho assaggiato vini che non mi interessavano per niente, ma anche vini mooolto interessanti, come quelli, dico un nome che ricordo, di Valentini. Mica male!
  • Chi sono i relatori? Grande sorpresa. Non li ricordo tutti (arrivavo sempre dopo le presentazioni), ma tra una relatrice stupenda, un giovane ricercatore abruzzese e un immenso Vito Intini, sommelier Ais, assaggiatore Onav nonché suo presidente, migliore Sommelier d’Italia, penso che non si possa chiedere di meglio.
  • Cosa serve un altro pezzo di carta? Un qualcosa serve, perché non è solo un pezzo di carta. Ce lo si suda, lo si sporca di vino durante le lezioni, si torna a scuola ma una scuola che si è scelta, consapevolmente. E questo è solo l’inizio!

 

E voi? Cosa avete scelto, cosa scegliereste per diventare il Sommelier dei VOSTRI sogni?

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