Barbera Vivace e longobardi: La Scaletta di Cantù beve La Monella!

Usavo essere una piemontese incallita, (una vera Monella!) in passato: “i rossi devono essere fermi“, “no, la barbera vivace non m’interessa“, “perché rovinare una barbera con della spuma?“. E poi, “la cucina lombarda non mi appassiona, i piatti lombardi sono pochi, troppo nordici, pesanti…” Poi accade che mi trasferisco a Milano, le degustazioni si sprecano, mi accorgo che i vini sono tutti piacevoli, buoni buonissimi se quelli giusti; sì, anche quelli frizzantini, anche la barbera dell’Oltrepò Pavese e quella del Monferrato.

E per altri famigerati casi della vita eccomi un giovedì sera a una cena di lavoro in un posticino squisito che sì, mi ispira immediatamente un altro doveroso lavoro e cioè il divulgare bontà e bellezza.

Siamo a  La Scaletta, di Cantù, trattoria gestita con garbo e sincerità dal 1977 da Marina e Luciano, con i figli Silvia e Gabriele- fuori piove e fa freddo, ma all’interno l’accoglienza è calda e famigliare.Il paté di Quaglia di La Scaletta

Noto con piacere tutta la cura possibile nella scelta dei piatti (che qui pregustate nella gallery), dell’ambientazione, e… una carta dei vini che mi fa subito simpatia: vini al calice, vini alla bottiglia e anche i mezzi litri! Stupenda opzione per chi magari è a un pranzo di lavoro. In caso di cena, una bottiglia intera può andare, e anzi se i bevitori apprezzano, cosa c’è di meglio?

Foie Gras La Scaletta

La scelta dei vini mi viene affidata, ultimamente va così, anche perché l’avidità nella lettura della carta e la mia subitanea e ormai abituale richiesta di informazioni al sommelier fan sì che non vi siano grandi dubbi da parte di commensali e personale su chi voglia lo scettro della degustazione.
Domandina ai miei “colleghi” prima di scegliere: rosso fermo o vivace? (intuivo la risposta, ma preferivo andare sul sicuro).

Frizzante, Vivace, Mosso: ROSSO!

Un brillio mi si apre nel sorriso, ormai già pronto negli occhi: avevo notato subito La Monella. Sì, di Braida, quella di Giacomo Bolognaun mito per me, per tutta la poesia che sento lì, dietro a quella bottiglia irriverente e conoscendo ahimè solo grazie a letture veronelliane variegate la magia che avvolge questo personaggio indimenticabile del Piemonte che io amo, di quel che sento essere le mie radici.

Già Bruno Lauzi lo diceva che ” i piemontesi sono pazzi, sono brasiliani con la nebbia dentro”, proprio dopo una serata nel ristorante della famiglia di Giacomo Bologna a Rocchetta Tanaro (Asti), e io dico che anche i “longobardi” a follia e carattere non scherzano; fatto sta che uno dei miei miti assoluti me lo ribevo quasi al confine con la Svizzera (ben lontana dal Brasile, direi), ma…

Mi sento a casa.

A parte che anche i più scettici dopo aver bevuto Barbera vivace come si deve cambierebbero idea.

Qui me la sono gustata con un assaggio di paté di quaglia da far girare la testa e, udite udite, un antipasto di foie gras che era la fine del mondo- da galera, direte voi, una barbera frizzante abbinata al foie gras, un classico Sauternes no? No, altrimenti che razza di Monella sarebbe? Senza contare che seguendo i miei gusti, l’intensità forse troppo osé del foie gras era giusto sdrammatizzarla con una vivacità fine, intesa e comunque molto ricercata.

Eccovi serviti: La Monella, 2014, ricca e vinosa, mai noiosa.

E dopo un foie gras volevamo farci mancare dei cappellacci ripieni di anatra e sughetto della medesima? Certo che no, tra l’altro direttamente sulla descrizione de La Monella dal sito dell’azienda, consigliano di abbinarla a “cacciagione delicata”; voilà.

Dulcis in fundo, il dolce. Sono andata su una panna cotta (vegana perché a base di latte di soia) ai frutti di bosco, così giusto per dare un tocco delicato alla chiusura del. Ma il vero dessert è stata la visita in cantina! Quale onore inaspettato per una Piedmont Lady come me.

Una cantinetta con volte a mattoni e botti decorative per 170 etichette. Tanta fatica e olio di gomito per ripristinare queste volte e rifare il pavimento, ci dice il gentile e appassioanto Luciano. Non solo, nonostante in Italia non fossero molto negli anni ’70 a dare valore alla cultura dell’imbottigliamento, Luciano ha romanticamente conservato le annate degli avvenimenti più importanti : 1977 (apertura), 1983 nascita del figlio, 1985 della figlia e 2016 nipote (pare che il 2016 sia un’ottima annata, anche per i vini italiani!).

Luciano conserva inoltre un libro per gli avventori, dove ognuno lascia le proprie impressioni… io non vedo l’ora di tornarci, una serata magica, consigliatissima!

 

 

Un ottimo posto per V. B., la Vivace Barbera.

Si ringrazia la Trattoria La Scaletta di Cantù, via Milano 30 (che è anche fornito di camere, in caso esageraste con la Barbera Vivace, bevendone tutta quella persa durante anni di scetticismo) per cortesia e ospitalità.

 

  • Lo staff della Trattoria La Scaletta ringrazia! Bellissimo articolo
    Alla prossima occasione!

    • Grazie Silvia,
      è stato un vero piacere per me scrivere di questa bella esperienza.
      A presto e continuate così!

      valeria