Il Rossese Bianco di Josetta Saffiro: Langhe Doc Surprise!

“Il Rossese è quello di Dolceacqua, ed è ROSSO. E, giusto per ricordatelo cara la mia pseudo-sommelier, è in Liguria, non nelle Langhe. Sei un po’ fissata con ‘ste Langhe, ti confesso”. – Cit.

 

Davvero il Rossese non ammette il colore BIANCO? SBAGLIATO!

Oggi vi voglio infatti presentare il Rossese in elegante veste bianca, proprio perché l’omonimo vitigno, seppur da millenni spesso confuso con, pare, il Razzese delle Cinque Terre (a bacca bianca), il Rossese di Dolceacqua (a bacca rossa) e in ultimo il Rossese Bianco di Ponente (a bacca bianca), come si evince QUI , me lo ritrovo in una delle mie cantine preferite a Monforte d’Alba, e cioè quella di Josetta Saffirio.

Fine estate, sole ancora cocente, degustazione e visita in cantina con Sara Vezza, qui sorridente su Alice Cucina di Marzo (di cui sono “collaboratrice gentile” per la rubrica vini).

 

E’ orario di chiusura, e la mia consueta ansia nella ricerca dei produttori- sarà vero che esiste? e se fosse andata via? e se non mi aspettasse? e se non fosse sicura che io esista?-, dicevo, e con un leggero mal di testa da stress  da caccia al tesoro, arrivo, finalmente.

La cantina mi accoglie con il suo fresco e la sua luce pacata,  i suoi silenzi.

Il relax è immediato e mi torna alla mente il perché io ami profondamente questo ambiente, la vita dei produttori, il tintinnio di bottiglie…

Sara (esiste dunque!) mi racconta brevemente del perché “Josetta Saffirio”: Josetta, madre di Sara, nel 1975 decide di occuparsi dei vigneti del padre Ernesto (in un periodo in cui in Italia, Langhe comprese, era più facile vedere il proprio futuro nell’industria anziché nel duro lavoro in vigna) e arrivare nel 1985 al primo Barolo imbottigliato con l’etichetta odierna (cercate gli gnomi di Josetta nella vostra enoteca preferita).

Un’azienda portata avanti con coraggio e determinazione dalle donne di famiglia, dunque; anche Sara infatti ha deciso che il suo destino sarebbe stato lì, dedicato alla sua terra.

Dopo il breve tour, passiamo finalmente alla degustazione e tra la Barbera d’Alba, il Langhe Nebbiolo e il Barolo Persiera, è il Langhe Doc Rossese Bianco ad incuriosirmi particolarmente, tanto da raddoppiar il godimento di palato e olfatto.

-Effetti del prima e dopo l’assaggio-

Rossese 100%, perfetto per una piemontese con la fissazione per il monoBlend, detta all’ammmericana. Sara mi spiega quindi che si tratta del Rossese originario delle Cinque Terre, (quindi forse il razzese, in origine?) che nasce a bacca bianca e giunse nelle Langhe a fine Ottocento; qui è stato recuperato in vecchi vigneti di Monforte verso la metà degli anni ’70 e se ne fa, oggi, un prodotto di nicchia che mi fa ricordare, sarà forse l’affinamento in botte di rovere, i bianchi di Borgogna e un’altra chicca del territorio piemontese, azzarderei dire: il Timorasso. 

Un vino che, se bevuto troppo freddo o con troppa foga, al primo sorso può passare inosservato. Ma dal secondo calice in poi… la complessità e tutti i suoi profumi non fanno che aumentare.

Un ottimo vino da invecchiamento, oserei dire, e qui, soltanto la stupenda Sara, vignaiola dentro e fuori, potrà darmi torto o ragione.

Il risultato? il Rossese Bianco Langhe Doc di Josetta Saffirio, è un altro degli gnomi che vorrei trovare sempre pronto nella mia cantina (l’invecchiamento, in tal caso, lo vedo arduo!) e che sì è una FAVOLA, ma è REALE!

BUONI ASSAGGI DI ROSSESE BIANCO!